In merito al caso nato dal servizio del programma di Italia 1 sul test antidroga a 50 deputati, bloccato dal Garante per la privacy, ho un'opinione molto precisa: ciò che conta e deve fare riflettere è la sostanza (scusate il gioco di parole) più che la forma. Il dato di fatto è che su 50 parlamentari del campione, più del 30% ha fatto, nelle 36 ore precedenti alla rilevazione, uso di cannabis o di cocaina. Questo risultato significa, da un lato, che, con ogni probabilità, alcuni di coloro che nei mesi scorsi hanno proposto ed approvato un inasprimento della legge sull'uso di droga si sentono, evidentemente, al di sopra della stessa, fatto molto grave, e dall'altro che abbiamo un numero di eletti che ricorrono al mercato clandestino ed illegale per soddisfare le loro voglie, fatto altrettanto grave.
Detto questo, ogni discussione sulla privacy, sulle abitudini degli intervistatori o su ogni altra osservazione che abbia a che fare con la sfera della forma passa in secondo piano.
Lo scoop delle Iene, esploso ieri in Italia non passa inosservato sulla stampa straniera. The Guardian titola, questa mattina, "Bloccata la trasmissione dello show sui parlamentari che fanno uso di droghe".
Dopo un lungo elenco di pareri sulla vicenda raccolti ieri tra i parlamentari italiani, il quotidiano inglese parla delle frequentazioni passate dei politici italiani con la droga: "i politici italiani hanno una lunga storia di infrazioni con la droga. Nel 2003, l'ex primo ministro Emilio Colombo ammise di aver acquistato cocaina dopo l'arresto del suo spacciatore ma per ragioni terapeutiche. L'anno scorso, durante il dibattito sulla nuova legge, in Italia, l'ex vice primo ministro Gianfranco Fini ha ammesso di aver fumato uno spinello in vacanza in Giamaica e Pierferdinando Casini dichiarò di aver provato la droga".
Su altre posizioni lo spagnolo El Pais che celebra la vittoria della difesa della privacy nell'articolo "Sospeso un programma televisivo italiano che ha fatto il test antidroga ai politici senza autorizzazione": "la difesa della privacy ha vinto una battaglia di fronte al giornalismo di inchiesta più aggressivo" è il commento del quotidiano spagnolo.
La vicenda è ripresa anche dal blog del Washington Post, "Off the beat" curato dal giornalista d'inchiesta Emil Steiner che commenta: "Un programma satirico italiano ha rivelato il crescente uso di droga tra i membri del Parlamento. Le Iene, programma trasmesso da una rete posseduta dall'ex primo ministro Silvio Berlusconi, ha messo a punto una trappola usando le classiche armi del giornalismo d'assalto".
Tags: Le Iene, Politica, Droga, stampa estera, Italia
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1. emiliano, Giovedì 12 Ottobre 2006 ore 13:51
bisognerebbe farli vivere con una busta paga di 700.00€ al mese, come tanti cittadini italiani.... a quel punto i soldi gli basterebbero a malapena per il pane, di coca solamente solo la famosa bevanda conoscerebbero.... cordiali saluti dallo staff il peperoncino...
2. ADELCHI FAVRETTO\, Lunedì 26 Marzo 2007 ore 11:41
SE NON VOGLIONO CHE NESSUNO PARLI O CHE INDAGHI SULL'USO DI DROGHE DA PARTE DI POLITICI E.... ULTIMAMENTE HO SENTITO CHE GLI STUDENTI SI OPPONGONO SULL'ANTIDOPING DOPO GLI ESAMI VUOL DIRE CHE UNA BUONA MAGGIORANZA NE FA USO.
SE LO CHIEDESSERO A ME, NON AVENDO NULLA DA NASCONDERE, NON MI SECCHEREBBE ASSOLUTAMENTE E MI SOTTOPORREI VOLENTIERI COSI' NON CI SAREBBE NULLA DA DIRE.
3. arigon, Lunedì 16 Luglio 2007 ore 15:46
eshte gje e keqe te perdoresh drog droga esht vdekje ..
4. GIACOMO, Martedì 9 Settembre 2008 ore 20:48
SE HANNO BLOCCATO IL SERVIZIO SUI PARLAMENTARI AVREBBERO DOVUTO BLOCCARE QUELLO SUI TOSSICI NELLE DISCOTECHE DATO CHE UN DISCOTECARO TOSSICO HA GLI STESSI DIRITTI DI UN PARLAMENTARE TOSSICO