L'italia letta con la lente della stampa estera
All'indomani della presentazione da parte del governo Prodi del controverso progetto di Finanziaria per il 2007, il ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa ha incontrato i corrispondenti di Financial Times, Le Monde e Frankfurter Allgemeine Zeitung per illustrare in un'intervista le sue linee guida. Le Monde presenta in anteprima sul suo sito online, il testo dell'intervista che sarà pubblicata sul quotidiano di domani. Eccone i punti salienti.
Quali sono le linee della Finanziaria di rigore che l'Italia ha dovuto realizzare sotto la pressione dell'Unione Europea e della Banca Centrale Europe?
"Questa Finanziaria realizza a pieno il doppio impegno del piano di risanamento italiano", risponde il Ministro, "riportare il deficit al 2,8% del PIL entro la fine del 2007 e operare una correzione strutturale dell'1,6% sui due esercizi 2006 e 2007. E' stato il nostro impegno con Bruxelles ed è ciò che realizza la Finanziaria. Inoltre, libera delle risorse per spese di sviluppo e di intervento sociale; infine, abbassa la percentuale del debito pubblico".
Risanare i conti creando, allo stesso tempo le condizioni del rilancio, non è un'impresa impossibile?
"Mi sono posto come obiettivo l'impossibile per ottenere il massimo del possibile. E' stato difficile proporre una correzione strutturale di 3 punti del PIL in assenza di condizioni di emergenza come nel 1992 o nel 1996, con la sfida dell'euro. E' stato ancora più difficile farlo immediatamente dopo le elezioni dove sono state fatte molte promesse da una coalizione molto complessa che include la sinistra radicale a differenza di ogni altro paese d'Europa. Oggi quando l'estrema sinistra si riferisce alle promesse del programma di governo, ricordo che a luglio ha votato il DPEF. Esso contiene le condizioni di esercizio del potere, non più quelle per la sua conquista" .
Quali sono stati i principali ostacoli da superare per predisporre una manovra da 33 miliardi di Euro?
"Ho scoperto che la struttura del bilancio pubblico è più rigida di quanto pensassi. Si può intervenire su una parte molto limitata dei 450 miliardi di spesa pubblica. La metà è costituita dalle pensioni e dagli interessi sul debito pubblico ed è, dunque, intoccabile. La maggior parte dell'altra metà sono i salari dei dipendenti pubblici. Ho anche scoperto che l'ultima Finanziaria aveva già operato dei tagli drastici. Stranamente non era stata una legge elettorale".
Tra la Finanziaria che avevate immaginato e il risultato finale, quale è la principale differenza?
"La mia idea è che il vero contenimento della spesa pubblica si possa ottenere solo riorganizzando il settore pubblico. Non si sarebbe dovuto partire da un problema di spese e salari, ma da un problema legato all'organizzazione. La spesa diminuisce quando l'organizzazione è più snella. Mi sono reso conto che una tale riorganizzazione non può essere generata da una Finanziaria, ma da una legge di riforma dello Stato. Vi è una disponibilità dei sindacati per discuterne, è un lavoro che deve essere svolto nei prossimi anni".
Alcuni criticano il ricorso alle tasse a dispetto delle promesse elettorali..
"Una parte importante della correzione è la ridistribuzione delle imposte grazie ad una modifica delle aliquote e della tassazione delle rendite finanziarie. La nuova progressione implica un aumento della pressione fiscale per i redditi più alti, mentre per più del 90% dei contribuenti vi sarà una riduzione. Contemporaneamente le aziende avranno una riduzione dei carichi sociali di tre punti".
Tags: Economia, Finanziaria, Padoa Schioppa, stampa estera, Italia
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