L'italia letta con la lente della stampa estera
Orizzonte liberale segnala e commenta questa mattina una delle nuove tabelle presenti nel numero speciale di The Economist, The World in 2007 dedicata alla diffusione della democrazia nel mondo.
La Intelligence Unit di The Economist, non soddisfatta degli indicatori già presenti come quello della Freedoom House, ha introdotto quest'anno il Democracy Index: un indice, con il quale ha misurato il livello di democrazia di 165 paesi, basato su cinque parametri quali elezioni libere, libertà civili, funzionamento del governo, partecipazione politica e cultura politica.
Sulla base dei risultati le nazioni del globo sono state divise in quattro categorie: democrazie complete, democrazie incomplete, regimi ibridi e regimi autoritari. Come osserva l'articolo che accompagna la tabella degli indici, "sebbene metà delle nazioni del mondo possano essere classificate come democrazie, il numero di democrazie complete è basso (solo 28) e quasi il doppio (54) possono essere classificate come democrazie incomplete. Dei restanti 85 stato, 30 possono essere considerati regimi ibridi e 55 autoritari. Come era possibile aspettarsi le nazioni sviluppate, membri dell'OCSE, (con la rilevante eccezione dell'Italia) dominano tra le democrazie complete, anche se vi si trovano due paesi latino americani (Uruguay e Costarica), due dell'Europa centrale (Repubblica Ceca e Slovenia) e un paese africano (Mauritius)."

Pur avendo in passato riconosciuto la discutibilità di ogni classifica che cerchi di riflettere con metodologie quantitative situazioni non misurabili per loro natura, l'analisi delle osservazioni di The Economist in merito alle varie categorie può fornire spunti interessanti.
Orizzonte Liberale, nel suo commento, nota "la carenza di "liberta' civili" rispetto ad altri paesi d'Europa, ma non agli Stati Uniti. Temo che pero' in questo caso non si tratto di un enorme merito nostro, quanto piuttosto del giro di vite imposto agli USA dall'amministrazione Bush in seguito all' 11 Settembre."
Il fattore di maggiore distanza rispetto alla comunità delle nazioni sviluppate è però rappresentato dal funzionamento del governo: non è una novità, ma sempre più spesso anche nei commenti dall'estero le accuse di immobilismo nelle riforme si accompagnano alle osservazioni su una macchina esecutiva che deve tracheggiare tra lacci e lacciuoli, due camere, e procedure parlamentari troppo burocratiche. E' un chiaro monito: se si vuole intraprendere la strada verso un paese "riformato" non si può trascurare una riforma costituzionale che agevoli il funzionamento del Governo nel pieno rispetto delle prerogative del Parlamento.
Tags: Libertà, Democrazia, Democracy Index, stampa estera, Italia
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