Tutti contro la sindrome NIMBY in campagna elettorale
Pubblicato da Massimo Brignolo alle 20:27 in Diario
"Con NIMBY (acronimo inglese per Not In My Back Yard, lett. "Non nel mio cortile") si indica un atteggiamento che si riscontra nelle proteste contro opere di interesse pubblico che hanno, o si teme possano avere, effetti negativi sui territori in cui verranno costruite, come ad esempio grandi vie di comunicazione, sviluppi insediativi o industriali, termovalorizzatori, discariche, depositi di sostanze pericolose, centrali elettriche e simili". Questo recita Wikipedia per descrivere quella che secondo il Financial Times "è stata una cultura diffusa nella vita italiana spesso identificata come una delle ragioni del declino economico e della carenza di infrastrutture".
"I partiti italiani attaccano la sindrome Nimby": sembra essere secondo FT l'elemento nuovo di questa campagna elettorale. "Con Napoli che sguazza nei rifiuti non raccolti ed i responsabili dell'energia che allertano sulle possibili carenze di gas quest'inverno, entrambi i partiti principali della contesa dichiarano di voler cambiare il modo nel quale l'Italia funziona, o meglio non funziona" osserva il quotidiano finanziario.
Secondo la prospettiva del Financial Times, "il Partito Democratico sta cercando di capitalizzare la sua decisione di mollare Verdi e Comunisti per le elezioni di metà aprile. I Democratici basano la loro campagna elettorale sulla promessa di centralizzare e rendere efficiente al massimo il processo decisionale sui grandi progetti infrastrutturali".
Dall'altro lato dello scacchiere, osserva l'articolo, "Berlusconi ha promesso di ridurre la burocrazia eliminando il livello provinciale e di supportare grandi progetti come il ponte sullo Stretto".
Mentre "anche l'energia nucleare sarà nell'agenda di un governo di centrodestra", il Partito Democratico, in ogni caso, "mantiene la sua posizione contraria ad un ritorno all'energia nucleare" in linea con i risultati del referendum del 1987 che hanno portato "l'Italia ad essere il solo paese del G8 a non produrre energia con centrali nucleari".






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