L'italia letta con la lente della stampa estera
Lo spot della nuova Lancia Delta con Richard Gere e il Tibet protagonisti sotto lo slogan "The power to be different" fa discutere: la nostra opinione è che le scuse rivolte dal gruppo torinese a Pechino sarebbero dovute essere indirizzate anche, o principalmente, al popolo tibetano per lo sfruttamento commerciale di un dramma politico e umano.
E' critico nei confronti della casa torinese anche Tim Johnson, curatore del blog China Rises e capo dell'ufficio di Pechino della McClatchy Newspapers
"Richard Gere, il Tibet e la vendita delle auto" è il titolo di un post dei giorni scorsi che osserva come "potrebbe essere una nuova strategia aziendale. Lanciare una campagna pubblicitaria, irritare i cinesi, catturare molti titoli sui giornali, scusarsi e, in ogni caso, continuare con la campagna", una sorta di viral marketing ad alto livello.
Se un'azienda sceglie Richard Gere, "il più conosciuto attore di Hollywood che supporta il Dalai Lama" e sceglie una ambientazione tibetana è perfettamente consapevole del risultato che vuole ottenere: ovviamente la Cina protesterà con minacce "che potrebbero colpire i profitti nella regione asiatica" e l'azienda si scuserà confermando che "lo spot continuerà in Italia e negli altri paesi europei". "Se non altro Fiat non ha cacciato Gere come Dior ha fatto con Sharon Stone".
Un fatto è chiaro: "il Tibet vende in Europa; per quanto i dirigenti cinesi" etichettino il Dalai Lama e gli attivisti tibetani come terroristi "questa immagine non colpisce i consumatori europei". Ma quanto Gere, Fiat e altri possono avere effetto sulla questione tibetana? "Alcuni suggeriscono che l'alto profilo delle campagne pro-Tibet in Occidente porti i tibetani ad avere un supporto internazionale maggiore di quanto realmente abbiano. Così scendono nelle strade e i governi stranieri rimangono in silenzio. Apparentemente sono i fabbricanti di autovetture i più coraggiosi".
La Cina deve stare zitta e accusare il colpo: finalmente non può nascondere le brutture del suo regime. Vi rendete conto della pagliacciata della fiaccola olimpica...Che questo spot dia risalto e ponga l'attenzione anche sul Tibet è un bene. Le scuse della casa torinese sono dovute, ma continuare con la campagna pubblicitaria è stata la più bella cosa che potessero fare... e brava la FIAT e l'agenzia che ha ideato tutto!!!
alle 17:50
Abby
E' una bufala
http://oknotizie.alice.it/go.php?us=21e002613acdef52