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Il caso Saviano e la legge antiintercettazioni fanno scendere l'Italia nella classifica della libertà di stampa

Sabato 25 Ottobre 2008, 23:34 in Diario di

Reporters Sans Frontieres

Nel suo rapporto annuale sulla libertà di stampa , Reporters sans Frontieres denuncia un anno di violenza e pressioni nei confronti della stampa in tutto il mondo: si è registrato il maggior numero di uccisioni di giornalisti dal 1994 e si sono rafforzate le misure contro la libertà di stampa di molti regimi totalitari. Ma la libertà di stampa è sotto attacco anche da parte della criminalità organizzata, degli integralismi religiosi, dei movimenti indipendentisti.

Ancora una volta la classifica è guidata dai paesi europei con il Vecchio Continente che si conferma ancora una volta come garante della libertà di stampa:Islanda, Lussemburgo e Norvegia, stando alla nuova graduatoria, sono i paesi più virtuosi con un coefficiente di 1,5. Ma nelle prime 20 posizioni di europei ce ne sono in tutto ben 18, con Nuova Zelanda (coefficiente 3) e Canada (3,33) unici paesi di altri continenti.

L'Italia scende dal trentacinquesimo posto dello scorso anno al quarantaduesimo posto e nella scheda dedicata ad ogni paese si evidenziano alcuni fenomeni prevalenti: l'attacco come in molti altri paesi occidentali al diritto della protezione delle fonti, le leggi approvate che limitano la pubblicazione di informazioni derivate da intercettazioni telefoniche (ci si riferisce al provvedimento passato nella primavera del 2007 dal governo Prodi) e le minaccie del crimine organizzato ai giornalisti che investigano nelle attività illecite. Sono due i casi citati nella scheda: il fallito attentato a Lirio Abbate, cronista antimafia e la vicenda di Roberto Saviano.
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